Incontri BDSM

Strapon con Monica: la prima esperienza pegging con BdsmEstremo.com

Non sono uno che ama raccontare delle proprie avventure sessuali. Anzi, in questo sono molto riservato.
Ma in questo caso, poiché sono protetto dall’anonimato del sito, sento il desiderio di condividere con chi può capire le mie sensazioni la migliore esperienza sessuale mai vissuta fino ad ora.
In realtà tutto è avvenuto nell’arco di pochi giorni, e per di più a seguito di un pomeriggio piovoso che mi ha visto bloccato in auto durante una coda in autostrada. Avevo il portatile con me, ero da solo, e avevo tantissimo tempo a disposizione. Quale prerogative migliori per concedersi una ricerca lussuriosa?
Avevo infatti sentito bisbigliare un paio di colleghi in merito a certe esperienze vissute di BDSM, ma oltre a memorizzare quella sigla non sono riuscito a capire altro. Ecco perché mi collegai al sito www.bdsmestremo.com: oltre ad essere il primo risultato nel motore di ricerca, mi parve anche un sito di facile fruizione e, soprattutto, sembrava potermi dare tutte le risposte che andavo cercando.
E così fu.
In quel pomeriggio scoprii così tanti concetti considerati erroneamente tabù che mi sentii spinto nel voler capire per cosa fossi veramente portato.
Diventare uno schiavo? O dominare la donna? Vivere una condizione di masochismo o imporre del sadismo?
Una volta appurato che l’idea di essere dominato mi faceva letteralmente rizzare il cazzo, mi addentrai nella sezione delle Mistress italiane.
Voi non potete capire cosa provai nel vedere la sua immagine: Monica era lì, ritratta nella sua foto profilo, seduta di spalle.
Inguainata in una tuta di pelle così aderente da esaltare tanto le sue linee sinuose e prorompenti quanto i capezzoli irti come chiodi, aveva la testa girata quel tanto per dire “Osservami, segaiolo del cazzo, e continua a sentirti la nullità che sei. Non meriti manco di essere guardato in faccia da una come me”.
Avevo la cappella così turgida dentro i pantaloni che aveva già impresso la macchia di bagnato attraverso il tessuto, e potevo vedere il risultato delle gocce di piacere che stavo continuando a secernere con desiderio misto a dolore.
É stato per quel motivo che non esitai a contattarla per ottenere un appuntamento: la sua voce infastidita, e al contempo terribilmente sensuale, mi diede appuntamento per il mercoledì successivo, ossia ieri.
Mi segai prepotentemente sul sedile di guida, schizzando sul volante e sul cruscotto. Protetto dalla pioggia, nessuno si accorse del mio piacere profondo. E anche dopo essermi pulito, restai ad annusare quell’odore acre di voglia e di sesso che aveva permeato il mezzo. E questo grazie al solo pensiero di Monica…
Non nego che l’attesa del giorno fatidico mi dilaniò i pensieri, ma mercoledì in qualche modo giunse a me, oramai sfinito dal segarmi per tacciare la libidine crescente. Non lo sapevo, ma quel mercoledì la mia vita cambiò per sempre.

Gli accordi presi erano chiari.
Beh, più che accordi in effetti si trattò di ordini secchi ed inderogabili. Monica mi disse chiaramente che, essendo il primo incontro, avrei dovuto presentarmi vestito con giacca e cravatta. Intimo scuro. Totalmente glabro.
Personalmente ho sempre provato repulsione per quei fighetti che si lucidano il petto, il culo e le palle, ma quando lei mi ha sibilato che se non mi fossi depilato a dovere i coglioni mi avrebbe fatto rimpiangere di averla disobbedita, ho capito che trasgredire non sarebbe stato affatto una buona idea.
E così in doccia, dopo averle dedicato una sborrata liberatoria sotto il getto caldo, mi sono depilato per bene lo scroto e intorno al cazzo.
Presi ferie quel giorno, e mi presentai all’indirizzo di Monica.
Suonai, e dopo qualche interminabile manciata di secondi, la porta si aprì in un corridoio. Seguendo le istruzioni, la raggiunsi nel patio in giardino.
Lei era lì, sdraiata sopra un lettino di pelle scura, avvolta in un costume nero eccezionale.
Aveva un collarino di velluto al collo che, oltre ad esaltarne la lunghezza, la rendeva tremendamente bella e troia allo stesso tempo. Una cerniera collocata sul petto era aperta a sufficienza per evidenziare lo spacco tra le grosse tette che erano compresse all’interno, e gli immancabili capezzoli (sebbene morbidi) erano in prossimità di voler bucare il tessuto.

Feci per salutarla amichevolmente, ma lei mi spense il sorriso con un ordine repentino: SPOGLIATI, E LAVATI SUBITO.
Mi diressi verso la doccia sita nell’angolo del giardino, e dopo essermi spogliato mi cominciai ad insaponare.
Tremavo di voglia e paura.
Lei mi si avvicinò, e dopo avermi squadrato con aria di sufficienza, mi iniziò a palpare i coglioni. L’acqua scorreva sul mio cazzo che, sfiorato dalla sua mano, aveva cominciato ad inturgidirsi violentemente. Massaggiò con cura il mio scroto, e appurata la mancanza di pelo, soddisfatta iniziò a trastullarmi la cappella.
Spense l’acqua e, guardandomi negli occhi, con una mano impugnò la mia asta oramai irta, e con l’altra si insinuò tra le natiche.
Voleva arrivare al mio ano, ma non ero assolutamente preparato a ciò!
E mentre la sua mano scappellava sempre più velocemente il glande paonazzo e madido di gocce di sperma, sentii un dito solleticarmi il foro.
Si bloccò immediatamente, con aria schifata.
BRUTTO MAIALE, TI AVEVO DETTO DI DEPILARTI TUTTO! E INVECE HAI DISUBBIDITO!
Non capivo, eppure..
ORA TI FACCIO VEDERE IO COSA SUCCEDE A NON AVERE IL BUCO DEL CULO GLABRO.
Cazzo!!! Non mi ero depilato l’ano!
Ma oramai era tardi, e Monica era già passata all’azione.
Strattonato per il braccio, mi spinse verso il muro di cinta dell’abitazione e mi ci schiacciò la faccia contro.
Non feci in tempo a muovere una lamentela che mi divaricò le gambe e, mettendomi con il culo al vento, mi allargò le chiappe.
E improvvisamente una leccata calda mi scaldò dove nessuno era mai arrivato.
Ed ecco giungere una seconda lappata, e una terza. E mugugni sommessi.
Girando piano la testa potei vedere Monica intenta a ficcare la sua bocca nel mio culo, e nel contempo la sua lingua scavava sempre più a fondo nel mio buco.
Dio, avevo il cazzo che non sapeva se scoppiare in una sborrata violenta o se continuare a sfogare l’attesa con una marea di gocce dense e trasparenti.
Iniziai a godere a bassa voce anche io, ma lei mi stoppò all’istante con TACI, PEZZO DI MERDA. DEVI SOFFRIRE PER IL TORTO CHE MI HAI FATTO.
Soffrire?! Ma era scema questa? Stavo godendo come un maiale e ‘sta troia mi parlava di dolore? Ahahahaha, che razza di cogliona!
Improvvisamente qualcosa mi aveva tolto il fiato, lasciandomi a fissare il muro con aria incredula.
Girando la testa potei vedere esattamente cosa stava accadendo: Monica mi stava inculando. Letteralmente!!!
Strettasi in vita uno strapon nero, mi aveva appena infilato negli sfinteri un cazzo!
Altro che lappate di goduria: la baldracca mi stava umettando l’ano per ammorbidirlo a dovere!
Le prime spinte furono devastanti, dove ad ogni sfilata sentivo uscire l’aria dai polmoni. Poi piano piano la cosa si stabilizzò, fino a raggiungere una situazione paradossale: ero io quello che attendeva la spinta, che aspettava di sentirsi riempire il culo.
Mi girai con quella di dirglielo ma.. Lei era lì che mi sorrideva beffarda.
Mentre mi scopava il culo, lentamente ma in profondità, sapeva che mi piaceva.
Sapeva che non mi stava recando uno sgarro ma, al contrario, mi stava smuovendo un piacere sotterraneo e violento.
Puntellai le mani al muro, allargai ancora di più le gambe e le offrii il più possibile il mio ano: volevo che il suo bacino sbattesse sulle mie natiche.
E così fece: per diversi minuti mi scopò di cattiveria, aggrappandosi ai miei fianchi per imprimere una maggior spinta.
DAI, PUTTANA.. HAI SCOPERTO CHE TI PIACE FARTELO BUTTARE IN CULO, EH? SAI CHE SUCCEDERÀ ADESSO? CHE NON NE POTRAI PIÙ FARE A MENO.
MI SOGNERAI LA NOTTE, E ANCHE DI GIORNO.
CERCHERAI DI METTERTI UN DITO IN CULO PER RIVIVERE LE SENSAZIONI, MA NON SARÀ MAI UGUALE.
TU GODRAI COME UNA BRUTTA PUTTANA SOLO CON ME.
RICORDATELO: IL TUO BUCO MI APPARTIENE.
IL TUO CULO É DI MONICA, ZOCCOLA.
Sborrai urlando con tutto il fiato possibile.
Spruzzai tanta di quella sborra che i rivoli sul muro furono diversi e vischiosi: una ragnatela di intonaco e liquido seminale.
La mia Mistress Monica sfilò lo strapon dal mio culo in concomitanza con l’ultima schizzata.
Rimasi fermo per una manciata di secondi, e poi mi girai.
Lei si era già allontanata, e si stava leccando di gusto l’asta dello strapon.
Eccezionale…
Ripresi i miei abiti e mi avvicinai per chiederle quando avrei potuto rincontrarla, ma lei mi tacciò con un movimento secco della mano.
Mi indicò la porta, e capii che non avevo altra scelta.
Fu solo quando stavo per chiuderla alle mie spalle che sentii la sua voce: TRA UNA SETTIMANA, STESSA ORA.
Ragazzi, l’attesa è estenuante, ma giuro che ne vale la pena!

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