ComScore ha divulgato i propri riscontri sul traffico Internet americano per il mese di agosto. Il 93,2 percento sarebbe generato dai computer, il 6,8 percento da qualcos’altro. Nel qualcos’altro ci sarebbe un 1,9 percento di tablet.
Dentro questa fetta di traffico tablet, il 97,2 percento del traffico sarebbe dovuto a iPad.
Mostruoso non è il dato da referendum bulgaro. È la quantità di tablet che competono sugli scaffali con iPad e che evidentemente vengono comprati pochissimo. Oppure vengono comprati, ma poi non ci si va su Internet. E allora si perde gran parte del gusto.
John Gruber di Daring Fireball avanza una ipotesi interessante che lui applica all’acquisto in negozio e io mi permetto di applicare all’uso giornaliero, quella della Pepsi Challenge, l’iniziativa di marketing che negli Stati Uniti fece guadagnare un sacco di terreno alla Pepsi sulla Coca-cola a partire dagli anni settanta (John Sculley, da vicepresidente Pepsi prima di arrivare in Apple, diresse il marketing della Pepsi Generation, un’altra cosa ancora).
Sulla distanza di una pizza o di una cena, la maggior parte delle persone preferisce la Coca-cola. Eppure, in un test di assaggio (la Pepsi Challenge), la preferenza va alla Pepsi. In un test di assaggio sembra che le persone tendano a preferire il liquido più dolce, scelta del tutto indipendente dal gusto e dalla scelta complessiva. E la Pepsi è più dolce della Coca-cola.
Per Gruber diverse persone tendono a scegliere uno smartphone con lo schermo più grande di un altro in base a un breve assaggio in negozio. Ma poi alla lunga ne restano insoddisfatti: per esempio, se lo schermo è troppo grande per lavorare con una mano sola usando il pollice, sarà facilmente una delusione.
Allo stesso modo ho l’impressione che finisca con il traffico Internet. La gente compra il tablet non-iPad per il prezzo, per una impressione veloce in negozio, per un accessorio, per una promozione. Poi però quei tablet non vanno su Internet. Il che significa sostanzialmente polvere in un cassetto, o dipendenza totale dal computer di riferimento, cosa poco credibile su grandi numeri.




Con le nostre edizioni digitali, compatibili puoi portare iCreate sempre con te e leggerla a un prezzo super-conveniente.
Condivido pienamente, e ritengo che il discorso possa essere facilmente esteso, e le considerazioni applicate del tutto al mondo degli smartphone.
In questi giorni, si può fare una cosa molto divertente: girare sul forum, sia quelli frequentati da utenti di computer, sia quelli dedicati ai possessori di iPhone o simili. Come accade sempre in occasione del rilascio di importanti aggiornamenti o evoluzioni di sistemi operativi, i forum sono grondanti di lamentele, spesso addirittura di invettive, nei confronti di Apple, che non saprebbe più curare i propri utenti, che rilascia aggiornamenti pieni di bachi, che si comporta in modo cervellotico e senza senso.
Il punto però è che le ragioni di queste insoddisfazioni sono da ricondursi ad una “non conoscenza” di base delle caratteristiche dei computer o degli smartphone che si utilizzano: ci si trova dinanzi a novità che non si comprendono, che ovviamente richiedono un approfondimento per essere assimilate e per essere adeguatamente utilizzate, senza di che hanno lo stesso effetto di un manuale di istruzioni scritto in cinese…
Spesso queste lamentele si concludono con la promessa di abbandonare ecco Apple in favore di Android, e qui vengo al punto: spesso, al di là del prezzo più basso, i dispositivi Android, così come i tablet, sono scelti in vista di un indirizzo “superficiale”, non profondo e non completo di tutte le caratteristiche e le potenzialità dell’aggeggio che si è comprato. Chi usa iPad o iPhone in modo consapevole tende a sfruttarne le potenzialità: e se rimane su questi prodotti, è perché questa profondità cerca, questa complessità vuole in un dispositivo… E in Apple la trova.
Non sorprende, quindi, che al di fuori di Apple i tablet, così come gli smartphone, siano semplici “tavolette” o “telefonini evoluti”: giochi, qualche gadget, e poco altro.
Credo che mi ci vorrà del tempo per assimilare tutte le novità di questi giorni, da iCloud alle novità di iOs 5: ma è questo che voglio, è questo che cerco; viaggio-insieme a tanti altri amici-in un’astronave più complessa e che può sembrare complicata da guidarsi, o da comprendersi, forse, ma nella quale ci si sente vivi.
E che funziona. d’altra parte, it just works….
Salvo poi sentirsi dire che i dispositivi Apple sono da bimbiminchia viziati. Chi critica Apple ad un certo punto deve anche chiarirsi le idee: troppo cervellotici oppure troppo chiusi e da bambini il loro utilizzo?
Chi critica Apple utilizzando superficialmente la solita serie di luoghi comuni, pensi davvero abbia delle proprie idee da chiarire sull’argomento?
Chi ha veramente necessità di un tablet per affidargli parte della sua vita anche, ma non solo, lavorativa capisce l’investimento e si fa un iPad.
Chi pensa sia solo un vezzo di quelli di cui sopra si prende una cosa simile salvo poi accorgersi che gli è inutile ne più ne meno che l’iPad originale.
Il fatto secondo me è che chi non sceglie iPad, al momento attuale, è perché non gli serve un tablet e fatalmente lo abbandona quando se ne rende conto.
Lo sfigato inizia poi a pensare non che lui non sia capace di servirsene per migliorarsi la vita ma che sono gli altri che hanno iPad che sono dei “bimbiminchia” o meglio, nel mio caso, dei “grandiminchia” che si atteggiano a “bimbiminchia”.
“non ti curar di loro ma guarda e passa”…
per la questione bimbiminkia, dev’essere un po’ come nel passaggio linea di comando/interfaccia grafica…
chissà gli smanettoni all’inizio quando gli avevano rotto il giocattolo difficile da comprendere come si erano incavolati e come guardavano ai nuovi utenti delle GUI come a dei bimbiminkia…
Nel primo numero di Byte pubblicato dopo l’uscita del primo Macintosh nel 1984 c’era un articolo intitolato I veri uomini non usano le icone.
Chi critica Apple lo fa perchè preferisce altri prodotti. Tutto qui. Non capisco questo atteggiamento da fanboy che quando gli tocchi la apple se la prendono come se parlassi male della sua squadra di calcio
Disgraziatamente il pezzo parla di tutt’altro.
Quanto alla critica: e se fosse sbagliata? Fare notare un errore sarebbe essere fanboy?
Un fanboy è uno che critica i compratori di prodotti Apple che comprerà uno o due anni dopo.