Non è l’ambiente quello da salvare

Il 17 luglio 2012, in Script, da Lucio Bragagnolo

Apple documenta l’impatto ambientale della propria attività e tra l’altro certifica con ottimi risultati i propri prodotti presso Epeat, il registro globale definitivo per un’elettronica più verde.

Poi esce MacBook Pro Retina e non viene certificato da Epeat. Allora Apple esce da Epeat. Dopo di che annuncia di avere sbagliato e di tornare su Epeat.

A questo punto MacBook Pro Retina viene certificato Gold da Epeat.

Non senza che la Electronics TakeBack Coalition contesti la decisione di Epeat.

Tutti questi sono fatti acquisiti e non è possibile trarne conclusioni diverse da quelle che seguono.

  • Apple ha fatto la voce grossa con Epeat – le aziende pagano l’iscrizione al registro e l’assenza di Apple significa perdere soldi – e il registro si è adeguato. A dimostrazione che la sua certificazione è poco attendibile.
  • Apple ha fatto presente a Epeat che i suoi criteri di misurazione non sono validi ed Epeat li ha adeguati. A dimostrazione che la sua certificazione era poco attendibile, oggi forse e domani chissà.
  • I criteri sono validi ma Epeat si è proprio sbagliata ad applicarli, così Apple ha protestato ed Epeat ha corretto l’errore. A dimostrazione che la certificazione è attendibile, ma l’organizzazione non lo è.

A questo si aggiunge la presa di posizione della Coalition.

Apparentemente c’è un sacco di gente vogliosa di fare il cane da guardia del comportamento delle aziende, sorvegliarle, dare voti, distribuire patenti.

Apparentemente, i cani da guardia si muovono liberi di sragionare, sbagliare, confondere, diffondere false informazioni, agire a capriccio, dietro soldi, per interessi non pubblici e non evidenti.

Come ha dimostrato Apple, che aveva la capacità e la possibilità di fare braccio di ferro e altrimenti sarebbe stata travolta, più che salvare l’ambiente dobbiamo salvarci dai suoi cani da guardia. Che non salvano niente e fanno solo business parassita.

A proposito di MacBook Pro Retina, Apple ha pubblicato la sua scheda di impatto ambientale. Su cui l’opinione è libera, a patto che rispetti i numeri.

20 Responses to Non è l’ambiente quello da salvare

  1. Gospel Quaggia scrive:

    Il pezzo più intelligente sulla vicenda letto finora.

  2. marco scrive:

    Secondo me è stata omessa una parte importante del documento della Coalition, ovvero dov’è scritto che le aziende autocertificano i loro prodotti e solo successivamente EPEAT fa la vera certificazione, che non è ancora avvenuta.

    • Non fa che spostare avanti il problema: se MacBook Pro Retina sarà Gold anche dopo la verifica, perché si è creato l’incidente? Se non lo sarà, per quale ragione Apple avrebbe fatto marcia indietro?

      E a tutti rimarrà il sospetto che Epeat si sia piegata al volere di Apple (conferma del Gold) oppure che applichi una ripicca (smentita del Gold). Nessuno vince da questa vicenda, solo che Apple procede come se nulla fosse, Epeat si è macchiata indelebilmente la reputazione.

  3. Gli enti di certificazione hanno senso fin quando qualcuno desidera un certificato per giustificare l’acquisto ed essere quindi a posto con la coscienza.
    L’unico motivo per cui Apple ha fatto marcia indietro è perchè si è resa conto che si stava tagliando fuori dal mercato scolastico, per lei cruciale.
    Personalmente non scelgo Apple per l’EPEAT conosco l’impegno ambientale della mela morsicata.

    • Le scuole non fanno incetta di MacBook Pro Retina e tutti gli altri modelli di Mac avevano la certificazione Gold. Ad Apple sarebbe quindi bastato lasciarli dove stavano, se il problema fosse stato quello.

      • Alessandro Petrucci scrive:

        Si ma negli stati uniti nelle scuole che contano contano anche i genitori e molto e lo spot “apple è antiecologica” in un paese dove crollano le vendite di tonno perché i bambini hanno visto un delfino squarciato conta eccome.
        Da noi la rappresentanza dei genitori non conta nulla ed infatti …
        Altro che mac e ipad in classe…

        • Proprio in questi giorni è uscita una notizia in cui una scuola ha iniziato la sperimentazione di iPad in classe affidandone 57 esemplari ad altrettanti alunni. Purtroppo non ricordo il nome della scuola ne conosco le modalità di fruizione, fatto sta che è un passo verso lo scenario, ancor lontano da raggiungere, anelato da Lux.

          • E la Thailandia (Thailandia) ha iniziato un piano di dispiegamento di 800 mila (ottocentomila) tavolette supereconomiche One Tablet per Child, da distribuire nelle scuole elementari. Costano una frazione rispetto a un iPad e sono molto più limitate nelle loro possibilità. Tuttavia intendono almeno mettere una pezza al problema dei libri di testo obsoleti – il governo sta provvedendo a che sia possibile avere sulla tavoletta tutti i testi necessari e a fare sì che siano aggiornati il dovuto – e degli insegnanti arretrati. La Thailandia, ottocentomila unità, scuole elementari. Ci farei una riflessione.

  4. briand06 scrive:

    Un ente di certificazione può funzionare se e solo se è pubblico e finanziariamente indipendente.
    L’EPEAT è un organismo Corporate. Che indipendenza può mai avere?

    Sarebbe come se il National Institute of Standards and Technology (NIST) imponesse gli standard di sicurezza chimica o di controllo delle emissioni tossiche alle stesse aziende che lo finanziano.

    • Alessandro Petrucci scrive:

      Un ente di certificazione pubblico, come l’italia dimostra ampliamente da decenni è una ciofeca.
      La collettività pone le regole, gli enti controllano, i privati certificano prima che arrivino le sanzioni del pubblico.
      Haccp per la ristorazione. I privati fanno i controlli a prevenire quelli delle autorità che poi comportano sanzioni.
      Basta con sta storia del pubblico. Basta pubblico. Libero mercato in libero stato.
      Ovvio che chi certifica il falso poi va in galera, non come in italia…

      • briand06 scrive:

        Non confondiamo. Se invece di burocratizzare e complicare tutto si facessero normative semplici ed agili e ci fosse personale sufficiente e competente, le cose funzionerebbero anche in Italia.
        Tenerle come sono, sittofinanziarle, farle operare lentamente, nin fa altro che fare gli interessi (sporchi( dei privati che tanto plaudi.

        Nemmeno negli USA hanno una posizione così ciecamente estremista come la tua.

        • Alessandro Petrucci scrive:

          Si sburocratizza privatizzando e rendendo efficienti i tribunali. Stop.
          Come negli stati uniti dove se il presidente del nasdaq fa un buco di 30 miliardi di dollari si becca 30 anni con sentenza passata in giudicato non revisionabile prima dei 20 in 6 mesi di tempo senza appelli, controappelli e cassazioni che tengano.
          Mi sa che non sono io quello cieco di fronte al dissesto totale del sistema italia dovuto al pubblico che ha soppresso il privato.
          I risultati sono drammaticamente e quotidianamente sotto gli occhi di tutti e li stiamo pagando in vite umane. Le nostre e quelli dei nostri discendenti.

          • briand06 scrive:

            Già, privatizziamo la giustizia. Questo però è proprio quello che è successo in un paese (il cui nome non ricordo) negli ultimi anni. So di certo che gli esiti sono stati pessimi.

            E poi, dimmi, da quando negli USA i tribunali sono privati?

            Già che ci siamo privatizziamo anche la scuola, così i ricchi somari potranno sicuramente andare avanti senza problemi.
            E facciamolo anche per la sanità. Persino negli USA si sono accorti dei guasti che comporta.

            E infine, “di fronte al dissesto totale del sistema italia, dovuto al pubblico che ha soppresso il privato”, prendiamo uno come il marchionne, mettiamolo a capo del sistema italia, e vediamo in quanti anni riesce a ripetere quello che ha fatto alla FIAT. Pochi, direi, ora è più esperto. :(

            Con gli slogan non si va avanti. :(

      • briand06 scrive:

        “La collettività pone le regole, gli enti controllano, i privati certificano prima che arrivino le sanzioni del pubblico.”

        1. La collettività? E cos’è la collettività se non una parola alternativa per indicare il pubblico?

        2. Voglio proprio vedere i privati certificare cose come la tossicità dei prodotti e dei metodi produttivi, il rischio da radiazione, la sicurezza degli impianti. Privati come la TEPCO.

        Poi facciamo un giro nella zona di Fukushima, a osservare le conseguenze. :(

        • Alessandro Petrucci scrive:

          Parliamo di chernobyl allora. La tepco a fukushima si è trovata di fronte allo tsunami più grosso registrato da un secolo a questa parte in giappone.
          Doveva essere il governo ad ordinare di spegnere tutte le centrali modello fukushima sulla costa orientale ma non lo hanno fatto e certo la tepco non si è presa la briga di provocare un blackout su tutta la costa.
          A chernobyl furono dipendenti pubblici di uno stato collettivista a fare un esperimento a dir poco criminale. Con tutti i sacri crismi del socialismo reale. Nessuna concausa accidentale.
          Fermo restando che la fissione nucleare è un idiozia a prescindere.
          Se vuoi ti faccio un elenco di tutti gli enti pubblici e nn funzionanti esistenti in italia ma non credi di poter occupare qualche migliaio di di righe del blog di lux. Al limite ti faccio quello degli enti pubblici statunitensi. Con un centinaio di righe risolviamo. E gli ammericani sono 300 milioni, 5 volte gli italiani.
          Viva il libero mercato abbasso lo statalismo parassita.

          • briand06 scrive:

            La tepco a fukushima si è trovata di fronte allo tsunami più grosso registrato da un secolo a questa parte in giappone.

            Balle. Hanno sottostimato i rischi per spendere meno. Quando affermi qualcosa, per favore, documentati.

            Sul resto, tieniti le tue opinioni. Volendo potrei fare l’elenco degli enti che “funzionano” (o che funzionerebbero se non fossero sottofinanziati), ma non voglio occupare spazio inutilmente in questa polemica un po’ stucchevole e del tutto OT.

        • Alessandro Petrucci scrive:

          Collettività che fa le regole si intende la rappresentanza deputata a legiferare. Fatte le leggi lo stato si assicura vengano vengano fatte rispettare sanzionando pesantemente chi le viole a posteriori.
          Gli enti che dovrebbero applicare le leggi e fare controlli preventivi finiscono per diventare carrozzoni che non portano a nulla e provocano voragini di bilancio.
          I risultati di queste logiche sono sotto gli occhi di tutti.
          Una società incaricata di togliere la neve dalle strade non paga 15 gg di straordinari il mese di agosto come è accaduto di fare al comune di palermo l’hanno scorso.
          Tagliare, tagliare, tagliare.

          • briand06 scrive:

            “l’anno scorso”.

          • Alessandro Petrucci scrive:

            Felice di aver commesso solo quell’errore… Potrei imputarlo al correttore automatico, alla tarda ora o all’angusto spazio messo a disposizione per scrivere o ancora all’impossibilità di rileggere prima dell’invio definitivo ma se il rilievo è solo quello mi sta bene. Per la cronaca, in testa a mio post altro errore, ho scritto “vengano vengano”, una ripetizione inutile…
            Sei distratto briand.

          • Se fate affermazioni precise a raggio ristretto, con link a fatti concreti e dati precisi a sostegno delle affermazioni stesse, seguo la discussione con molto più interesse e forse non sono il solo. :)