Ho potuto trascorrere qualche giorno a Barcellona con il pretesto del matrimonio di un’amica e l’occasione è stata buona per scoprire qualcosa più del banale dell’opera di Antoni Gaudí, grande architetto a cavallo tra XIX e XX secolo che ha riempito Barcellona di case e luoghi piuttosto particolari, tra i quali la relativamente famosa Casa Batlló e Parc Güell. Non aggiungo link perché qualsiasi ricerca su Google porta a una quantità di materiale sul tema persino sconsiderata.
Gaudí era maestro nel recupero dei materiali, a partire dai cocci di ceramica; lavorava più su modelli di gesso che su progetti, oltre ad altri modelli strutturali basati sull’uso delle curve catenarie; prendeva spunto dalla natura per ricrearne le sinuosità e le forme, a volte dialogando a volte confrontandosi con essa. Non è difficile risalire nel suo tempo ad altre opere che riprendono gli stessi concetti, ma lui è passato alla storia più di altri per alcune realizzazioni che decisamente si staccano dall’ordinario.
Le costruzioni di Gaudí si distaccano dalle altre; eppure è difficile che sembrino fuori posto e ci si trova a proprio agio.
Sono stato a una cerimonia, una festa, tre cene sociali, vari incontri con amici e conoscenti; ho vistato la città, monumenti, luoghi caratteristici; ho tenuto i contatti con amici e familiari lontani; ho gestito la posta elettronica di lavoro e anche risolto un paio di piccole questioni professionali rimaste in sospeso, una volta goduta una giornata di vacanza, comodamente organizzato in albergo prima di andare a dormire; ho anche scoperto New World Colony, gioco strategico su iPad e iPhone, comprato… gratis durante un periodo di offerte speciali.
L’insieme di iPhone e iPad si è inserito perfettamente nel bagaglio grazie all’ingombro minimo e di fatto niente di quello che mi serviva, faceva comodo, divertiva si è rivelato impossibile. Mai come nella terra di Gaudí è stato tutto così naturale, così poco intrusivo e così confortevole, neanche quando ho viaggiato con i migliori Mac della mia vita.
Per qualcuno verrà da aggiungere naturalmente, essendo più viaggiatore di me. Mi accontento di avere provato la stessa cosa con una intensità e una leggerezza che mai prima.




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Sono uno di quelli che potrebbe scriverti: ” naturalmente”.
MA….
Non dovrebbe sussistere nemmeno la discussione. Dovrebbe essere sempre cosi.
Invece ci stupiamo e ci meravigliamo quando è, perche spesso non si tratta di arte, di accrescimento della nostra anima ma di un Odissea ed è tutto un altro tipo di arte…
Secondo me è ancora giusto, bello, stupirci: ci sono cose che, nel loro piccolo, cambiano la vita, la migliorano, la rendono più facile…bella.
Non è normale, né “naturale” o scontato: c’è dietro un lavoro, una passione, una filosofia dell’approccio alla tecnologia, un ponte tra tecnologia e “arti liberali” (Lux docet).
E questa passione è contagiosa.
Ed è straordinario come tutto ciò ci appaia semplice, normale…ma non lo è, almeno per me.
Leggendo questo tipo di commento, sento un pò meno la mancanza di MacWorld.
Giusto per rimanere in tema… Com’era il wifi?
Europeo. Wi-Fi in camera in albergo, Starbucks sempre pronto con la connessione a disposizione, tanti bar e tanti locali muniti. Comincio a non accontentarmi più del Wi-Fi in camera, che si lega a un singolo apparecchio. Se sei in camera doppia e tra due persone saltano fuori due apparecchi iOS, può collegarsi uno solo. Se chiedi ti danno anche la seconda utenza, ma non è elegante.