Lo spostamento tecnologico

Il 21 dicembre 2011, in Script, da Lucio Bragagnolo

È in atto, secondo questo articolo di PcWorld secondo il quale la promessa del personal computer di trasformare l’istruzione in classe viene finalmente mantenuta da iPad.

Nel frattempo leggo su Wireless 4 Innovation che Procter&Gamble ha iniziato la procedura di liberalizzazione degli strumenti di lavoro.

Si arriverà al punto in cui gli impiegati – 127 mila – saranno liberi di utilizzare il Pc e lo smartphone che preferiscono. Potranno scegliere tra un ventaglio di proposte, in base alla loro mansione, e verranno incoraggiati a portare in azienda i propri device. Filippo Passerini, President e Chief Information Officer a livello worldwide, spiega perché è tramontata l’era del Pc aziendale uguale per tutti.

Ambedue gli articoli contengono dettagli più che interessanti sulle trasformazioni in atto.

Buon proposito del 2012: fare leggere l’articolo su iPad nella scuola a tutti i docenti che incontro. Fare leggere l’articolo su Procter&Gamble a tutti i businessman che incontro. Finora si sono tollerati quanti portavano nel secondo decennio del XXI secolo le concezioni e i pensieri dell’ultimo decennio del XX. È ora di smettere e spiegare chiaro a tondo agli arretrati che c’è uno spostamento tecnologico. E sono indietro.

9 Responses to Lo spostamento tecnologico

  1. mc scrive:

    L’articolo è curioso: in realtà si parla di un futuro neppure troppo prossimo e ci sono diversi condizionali:

    “Non ho dubbi che nell’arco di 3 – 4 anni, gradualmente, nella maggior parte dei Paesi in cui operiamo questo avverrà: a quel punto noi dovremo essere pronti a far sì che ogni device sia compatibile con la nostra infrastruttura, risolvendo i problemi di sicurezza che ne derivano ».
    Anche la gestione del software viene rivoluzionata: l’idea è quella di selezionare i principali pacchetti software, fruibili tramite una piattaforma cloud unica … «Il primo passo fondamentale è mettere tutte le applicazioni su web; poi possiamo creare un’infrastruttura con un layer specifico che permetta di gestire i diversi device: ma non mi aspetto che saranno un numero infinito”

    Quindi saranno compatibili con (quasi) tutti i device solo nel momento in cui avranno portato tutto il loro sw su web, ma non è neppure questo il punto.
    Il punto è che vogliono ridurre i costi, quindi un gran numero di dipendenti DOVRANNO portarsi da casa lo strumento di lavoro (traduco: l’azienda non fornirà loro un pc o uno smartphone) e in molti casi NON AVRANNO SUPPORTO:

    “Per alcuni i costi aumentranno, per altri diminuiranno, ma nel complesso vedremo una diminuzione del costo totale, e strumenti più specifici per le mansioni di ognuno». È prevista anche una differenziazione del supporto: sia va dall’help desk con intervento a domicilio anche nel week end – un servizio riservato ad un segmento “top”- fino ad arrivare a una community support, fatta dai dipendenti, per esempio quella per gli utenti Apple: chi vuole usare il mac si deve affidare a questa”

    Bella soluzione, davvero.

    • Non è la soluzione definitiva e naturalmente ha anche lati negativi. È anche possibile che un’azienda interpreti male il concetto o non lo sappia applicare. Tuttavia la direzione è significativa e storicamente significativa: per le esperienze personali avute all’interno delle aziende da vent’anni fa a oggi, questo è l’inizio di un cambiamento epocale, specie in organizzazioni internamente di un conservativismo indecente. Il caso in sé è discutibile, ma la tendenza non può che compiacere. Chiaro che poi a livello individuale uno potrebbe non aere piacere di portare il proprio computer sul lavoro. Ci sono però anche quelli che non vedevano l’ora di poterlo fare.

  2. Massimo scrive:

    A me la cosa fa piacere, da un lato (nei primi anni ’90, vistomi usare per lavoro un portatile mio mi fu detto che “con i personal si gioca e si manipolano i dati nel proprio interesse”). Parlava un signore che, una volta la settimana, chiamava il “tecnico” che manovrava su un AS 400, depositario di tutto lo scibile aziendale. Molte cose interessanti ma non l’essenziale.

    Da una parte mi fa invece dispiacere perché rientra nel fenomeno per cui le multinazionali – soprattutto di beni di largo consumo – si orientano ad essere dei marchi senza fabbriche (sostituite dal terzista de-localizzato). Se ora iniziano anche a far acquistare ai dipendenti l’attrezzatura, è anche perché probabilmente vogliono che domani facciano “Home Work”, Da qui a esternalizzarli il passo è breve.

    Quindi i cosiddetti “muri” non saranno più una realtà sul territorio. Questo per de-materializzare l’attività economica, spacchettarla / traslocarla ecc. in vista della massimizzazione del profitto. Il settore industriale in cui opera P&G non è nuovo a queste iniziative.

    Negli USA si sono sviluppate da tempo le società che gestiscono le risorse umane di altre società; quelle che hanno esternalizzato il personale, fino al 60% degli effettivi di prima.

    • Ci sono anche le aziende che pagano il computer al dipendente e glielo lasciano scegliere. E poi le aziende che propongono al dipendente una scelta tra due o tre possibilità. Google lascia fare qualunque cosa purché non sia Windows eccetera. Dove l’azienda propone al dipendente di portare il suo computer, il dipendente è libero di rifiutare e magari a quel punto l’azienda gli impone un computer per forza. Ma il passaggio della libertà di scelta prima non c’era.

      L’esternalizzazione è un’altra cosa e la dematerializzazione un’altra cosa ancora, tutte soggette a compromessi, che danno ma tolgono. Tutto non si può avere però.

      • Massimo scrive:

        “L’esternalizzazione è un’altra cosa e la dematerializzazione un’altra cosa ancora, tutte soggette a compromessi, che danno ma tolgono.”

        Certamente sono cose diverse ma concorrono nella direzione di levarsi di dosso costi fissi, risorse da gestire, e altri vincoli, territoriali prima di tutto. Nel breve hai costi minori, nel futuro grande libertà di manovra. Poi non si sa bene come va a finire, perché le aziende avrebbero anche un’anima, forse.

  3. Andy scrive:

    beh secondo me è una grande cosa.
    Sopratutto uscire dallo schema “tutti uguali”.
    Se devo fare un compito e sono libero di farlo con strumenti a me congeniali tanto meglio.

    I miei ultimi 60 giorni ne sono un esempio…

  4. Manuel Zompetta scrive:

    Notizia importante. Ho lavorato in una azienda concorrente di P&G, beh, loro sono veramente i numeri uno in quello che fanno (e fanno tante cose).
    Considerando le esperienze che ho avuto con i reparti IT di diverse multinazionali non posso che affermare che si tratta davvero di una grande sfida.
    Una sfida che può portare però grandi incrementi di produttività e qualità nel lavoro.
    Con VBA, Applescript e Datagraph (software eccezionale per chi deve produrre grafici avanzati e cose non fattibili con Excel) si riescono a fare cose incredibili creando in maniera automatizzata presentazioni ed analisi molto complesse e lunghe in poco tempo.
    Il vero problema è poi riversare tutto su pc senza poter fare le correzioni dell’ultimo minuto, con le formattazioni che saltano tra una versione di excel e powerpoint, etc .etc.
    Speriamo che anche le Aziende che producono gli applicativi adottino un approccio alla P&G e capiscano l’importanza di produrre sistemi realmente interoperabili.

  5. Pelo scrive:

    Lucio, mi raccomando, per gli insegnanti… Devi farglielo leggere quando li incontri, perché è estremamente improbabile che ti leggano su internet…! Un tale, in un libro uscito di recente e intitolato “Kuore. La scuola ai tempi dell’iPhone” ha scritto grosso modo che gli insegnanti sono fondamentalmente Amish. La situazione è sicuramente “in divenire”, ma io mi sento ancora come Ambrogio Fogar, spesso: navigatore in solitaria…!

    • La cosa grave che sembra di vedere a me, non insegnante, è il divario enorme tra ragazzi che entrano in aula malissimo alfabetizzati, in nozioni e tecnologia, di fronte a insegnanti per lo più analfabeti tecnologici, salvo luminose eccezioni. I ragazzi non imparano niente e gli insegnanti non sanno più insegnare. Come si risolva questa situazione non lo so. In Corea del Sud, però, il ministro ha detto che si passa ai tablet per tutti, perché tanto gli studenti arrivano a scuola avendovi già dimestichezza. Il sottinteso era: gli insegnanti si adeguano. Ora nessuno va forzato né costretto; è anche vero però che nessuno può infilare la testa nella sabbia aspettando la pensione.

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