Visto che – sotto l’aspetto commerciale della situazione – siamo in momento di acquisti dell’ultimissimo minuto, sto studiando con interesse la ricerca di Horace Dediu di Asymco sulle differenze di prezzo dei prodotti Apple a seconda della nazione.
Ogni tanto si raccolgono nei forum gli sprovveduti che mettono l’Iva, tolgono l’Iva, e decidono che Apple li deruba perché in Italia il Mac o l’iPod touch costano più di quanto dica il mero tasso di cambio.
Ovviamente ci sono ragioni ben più complesse perché questo accade. E ci sono mercati, per esempio il Canada, dove certi prodotti Apple costano meno che negli Stati Uniti. Se fosse vero lo sragionamento di cui sopra, si dovrebbe concludere che Apple ruba agli italiani per fare regali ai canadesi.
È interessante l’articolo di per sé. In più Dediu sta raccogliendo dai lettori l’indicazione dei prezzi Apple dalle nazioni più svariate, tutto accessibile da un documento Google che è già diventato veramente ricco. (A me questa possibilità di lavorare collettivamente e mostrare a tutti in tempo reale il frutto del lavoro collettivo fa impazzire anche dopo averla vista e praticata alla nausea).
Per chi pensasse che lo stesso bene ha lo stesso prezzo ovunque sul pianeta, beh, esiste dal secolo scorso il Big Mac Index, inventato dall’Economist per spiegare in parole semplici la teoria dei cambi. Quando si ragiona attorno a sistemi enormi e complessi, di risposte semplici non ce ne sono.
Invece, tanti semplici auguri.




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allora:tutti i miei portatili sono stati acqustati negli USA,sia con l’euro che con le lire.Pre euro conveniva xchè costavano,in certi casi il 30% in meno e mai a NYC ma nel New Jersey dove le tasse sono quasi la metà;con l’euro,, vi ricordate il cambio a 1,55,perchè ovviamente a parità di prezzo dollaro/euro, 100/100,costavano quasi la metà.quando un prodotto non è fatto a casa tua conviene comprarlo nella zona d’origine,altrimenti il km zero a cosa servirebbe?il discorso è un pò complesso,tira in ballo tasse e diritti doganali,costi di distibuzione,ma Apple impone il prezzo di vendita e quindi la logistica locale è a carico del distributore.oggi acquistare negli States anche con l’euro basso,conviene,si risparmia almeno un 10%.
Buon Natale a tutti e un ‘diverso’ anno nuovo
Sicuramente con il cambio e la scelta giusta del punto di acquisto si può pagare un po’ di meno però è da considerare:
1) non tutti possono andare negli USA
2) si hanno accessori: Tastiera e alimentatore per gli Usa (e per un portatile è una rogna)
3) non so se la garanzia è valida o facilmente attivabile
4) il tempo è denaro e facendo le somme è quasi conveniente comprare il Mac allo store più vicino.
Ovviamente secondo il mio modesto ed opinabile parere.
Buone feste a tutti!
dunque,faccio ammenda e cioè:io vado x le mie vacanze sempre
negli Usa,ho sempre usato tastiere americane,infatti ho problemi con quelle italiane.il problema garanzia è già stato sviscerato qualche lustro fa:Apple non riconosceva la garanzia in Europa sui prodotti acquistati negli Usa ma ha dovuto fare marcia indietro costretta dalla comunità europea e sto parlando dei tempi del Powerbook 165c!ovvio che il discorso vale se si può o vuole andare in America.se dovessi comprare un portatile Apple in Italia mi rivolgerei ai ricondizionati che compaiono sull’Apple Store o comprerei un usato:la smania del nuovo x il nuovo mi ha abbandonato.
un augurio
Tutto chiaro, però, insomma, il chilometro zero parlando di un prodotto progettato in California, costruito in Cina e comprato in New Jersey, no!
hai ragione,refuso e colpa mia, ma l’intenzione credo sia chiara.
buon Natale!
Sono altre le variabili per cui in USA costa tendenzialmente tutto meno (hotel di new york esclusi): mercato, mercato, mercato. Distribuzione efficiente, vera concorrenza tra imprese, sistema.
Sui prezzi Apple incidono altri fattori perché non è il puro cambio o le tasse locali che possono determinare il prezzo: è facilmente presumibile che Apple adotti politiche di stabilizzazione dei costi e dei ricavi nella sua valuta originaria in modo da evitare di essere esposti a quello che negli ultimi anni è diventato un ottovolante: si pensi che da giugno in poi il cambio USA/Euro ha avuto variabilità anche del 15% all’interno dello stesso mese.
Avevo cominciato una piccola analisi sui prezzi europei (dei paesi euro) per capire quale fosse la logica, ben venga uno più qualificato e attrezzato come Dediu (oltretutto molto disponibile a confronti di idee sulle sue conclusioni o i suoi dati)
Tanti, tantissimi Auguri anche a te e a tutti quelli che ti seguono qui e in tanti altri posti.
Ciao.
Umberto