Da una parte capisco la difficoltà di lavorare in un grande quotidiano. Dall’altra, la cucina redazionale ha un senso se non esce zuppa. Altrimenti basta un pentolone.
Esempio: Mal di Tech del Corriere della Sera, dedicato al recente evento Apple.
Una citazione buttata lì, un po’ di contorno per allungare, qualche frase a effetto, due cifre avulse dalla presentazione dei risultati finanziari, gli analisti presi come massa informe, l’analisi che sa di pausa caffè al bar, approfondimento a livello pozzanghera.
Si dirà, che cosa andava fatto? Alla fine il lettore del Corriere è generalista, mica gli interessa spaccare il byte in quattro, quando si è bevuto la pagina lui intanto è sceso dall’autobus o ha ripreso a lavorare, e va bene così.
E anche. Ma c’è bisogno di ingigantire situazioni in realtà modeste, cercare la sensazione dove c’è la normalità? Certo bisogna fare pagine che costino poco e fruttino molto, gli ascolti sono tutto e il contenuto conta niente, ma uno penserebbe che il quotidiano stia ancora a distanza di rispetto da Cronaca Vera.
Invece. L’autore pensa di iPad mini per la prima volta negli ultimi anni è palese che la scelta è stata fatta per dare al pubblico ciò che il pubblico vuole.
Può essere. Personalmente ho visto iPod mini arrivare dopo iPod e Mac mini arrivare dopo Mac. Al massimo, ora, manca un iPhone mini.
Ma l’argomentazione è stringente: iPad mini tampona un settore in cui finora hanno imperversato Google, col suo Nexus 7, e soprattutto Amazon con il Kindle Fire.
Fantastici i verbi: tampona, imperversato. Si avverte l’affanno della vecchia Apple davanti alla cavalcata impetuosa e impietosa dei nuovi arrivati. Certo, l’impiegato frustrato dal suo Samesung (l’errore è voluto) scelto per spendere poco avrà soddisfazione nello sfottere il collega lungimirante che ha comprato magari a fatica un iPad, ma lo usa davvero.
Imperversato. Nexus 7 è arrivato a luglio. Google non comunica dati di vendita, Wikipedia dice che in quattro mesi si sono venduti tre milioni di esemplari. Di iPad, in quattro mesi, ne vanno via diciotto-venti milioni almeno.
Imperversato. Kindle Fire sta per compiere un anno e, sempre stando a Wikipedia (perfino Wikipedia informa più del Corriere della Sera), se ne sono venduti sette milioni. Di iPad, molto a naso, cinquanta-sessanta.
Tampona. Naturalmente le unità vendute contano poco, per due ragioni: sia Google che Amazon vedono la tavoletta come un mezzo, non un fine, e così la vendono a prezzo il più stracciato possibile, guadagnando poco o nulla. Apple ragiona in maniera opposta: la tavoletta è il fine e conta guadagnare molto su ciascuna, più che venderne tante.
E allora che cosa deve tamponare Apple? La risposta la dà indirettamente Horace Dediu di Asymco:
Non posso essere assolutamente preciso perché non abbiamo dati da Amazon o da Google sulle unità vendute o sui margini delle piattaforme o su quanto fruttino i contenuti, ma sono dubbioso sul fatto che si qualifichino oltre l’hobby secondo la definizione di Apple. Almeno in termini di profittabilità, Apple Tv potrebbe valere più dei Kindle o dei Nexus.
Lo ripeto: Apple Tv probabilmente fa più profitti di Kindle. Probabilmente guadagna più di Nexus.
Dediu stima che Apple Tv fatturi novecento milioni di dollari l’anno. Quasi un miliardo, bella cifra. Un centocinquantesimo di quello che ha incassato Apple nel proprio anno fiscale 2012. Anche meno.
Google e Amazon imperversano nel giardinetto di Apple per un centocinquantesimo (anzi, due: un settantacinquesimo) del suo business. E Apple, quindi, tampona.
Le uniche cose da tamponare sono la superficialità e l’improvvisazione. Se il tuo lavoro di giornalista è stato degradato a dare al pubblico ciò che il pubblico vuole, non pensare che debba valere per tutti.




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ti invidio Lux…sei tra quelli che riesce ancora ad inc….zarsi per l’ignoranza dei giornalisti “tecnologici”della carta stampata!I bei tempi di Ciao 2001, mitica rivista musicale in cui tutti i redattori sapevano quello che facevano,sono lontani. cosa cavolo c’entra la musica con l’informatica…niente e tutto, e’ questione di deontologia professionale.non leggo piu’ le recensioni dei quotidiani su informatica e affini,ho scoperto anni fa che purtroppo devono fare il gioco degli inserzionisti e a buona o mala fede non possono derogare.se cosi non fosse non seguirei il tuo blog.continua ad arrabbiarti,spero solo che non avrai mai bisogno di un antiacido per lo stomaco.un abbraccio.
Condivido su tutto il “fronte” a cominciare dal mitico Ciao2001.
All’epoca era un’isola solitaria.
Il mio msg risulta datato 2 nov 9.34 , anzichè 7.34.
A Steve non sarebbe piaciuto.
“Samesung (l’errore è voluto) scelto per spendere poco”. Purtroppo non costano neanche poco anzi, per quello che offrono, costano davvero tanto.