Lego Universe chiuderà i battenti il 31 gennaio 2012.
Sulla carta il concetto è vincente. Un gioco conosciuto da tutte le generazioni, con una varietà infinita di approcci, capace di coinvolgere grandi e piccini, si fa gioco di massa su Internet e unisce l’attrattiva dei mattoncini al fascino di scoprire amici in rete e giocare insieme, magari imparando anche qualcosa nel frattempo.
Suona benissimo, quasi da portare al prossimo consiglio di classe.
La descrizione ora era dal punto di vista dell’individuo. Dal punto di vista dell’azienda: un formidabile meccanismo promozionale che pubblicizza una volta di più Lego e, oltre a spingere i grandi a tirare giù dagli scaffali le vecchie scatole, permette di fare conoscere le novità e comunque tenere avvinta al marchio una fascia molto ampia di popolazione.
Suona benissimo, quasi da portare al prossimo consiglio di amministrazione.
Il gioco è pure gratuito e tutti si possono fare un’idea di come funzioni.
Lego Universe chiuderà perché i numeri non giustificano l’iniziativa (tenere in vita un mondo online è piuttosto costoso).
Adesso si guardi Minecraft. Si può giocare a pagamento nel browser oppure su desktop (è presente anche una versione Classic vecchiotta, però a costo zero). Esistono anche una versione a pagamento e una Lite, gratuita, per iPhone, iPod touch e iPad. In mancanza di meglio, sul sito si capisce come funziona tutto guardando un video lungo sessanta secondi. Si ragioni su quanto l’essenza di Minecraft coincida o diverga da quella di Lego.
Lo hanno scaricato in più di diciotto milioni. Lo hanno acquistato in più di quattro milioni. L’ultima volta che ho controllato, il gioco vendeva diecimila copie ogni ventiquattro ore.
Se l’azienda che da ottant’anni produce mattoncini per costruire qualunque cosa avesse creato un gioco su Internet dove si può costruire qualunque cosa usando mattoncini, avrebbe sbancato. Non sembra neanche difficile da cogliere. Un tale ha costruito un computer mettendo assieme i componenti in un telaio realizzato interamente in Lego, donando alla scienza la sua potenza di calcolo, e pare evidente che il matrimonio tra mattoncini e tecnologia abbia potenziale pubblicitario in abbondanza.
Chi sta al vertice dell’azienda di Billund (Danimarca) forse si è seduto troppo in alto per accorgersi di quello che accade nel mondo vero. Oppure è più che matto.




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Io aaamoooooooo Minecraft!
È più che matto: è mattone.
Ho le lacrime agli occhi…